Lithops: le piante grasse che si mimetizzano tra le pietre
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Lithops: le piante grasse che si mimetizzano tra le pietre

Avete mai sentito parlare dei sassi viventi, conosciuti con il nome botanico di Lithops? Se la risposta è no, sappiate che ci troviamo davanti a un gruppo di piante succulente tra le più affascinanti del mondo. Il loro aspetto insolito e i colori particolari, difficilmente possono lasciare qualcuno indifferente, specialmente i collezionisti di piante grasse.

Certo, sono tali e tante le specie e le varietà, che di Lithops si può creare una collezione a parte. Sono delle vere e proprie opere d’arte della natura, sia per le loro caratteristiche estetiche, sia per la loro straordinaria capacità di adattamento all’ambiente che le circonda.

Sono tra le pochissime piante che hanno la stupefacente capacità di mimetizzarsi per proteggersi, assumendo il colore e la consistenza delle pietre tra le quali nascono. Crescono lentamente e occupano pochissimo spazio. Sono ideali per essere coltivati in gruppi di diverse varietà.

I Lithops sono piante che hanno molto da insegnarci. L’arte di avere pazienza, per esempio, e la capacità di rispettare i loro ritmi. Il Lithops vuole attenzione ma solo quando è egli stesso a richiederla. Ciò che noi vediamo come cura e amore, per questa pianta può significare un serio attentato alla sua stessa vita.

In conclusione, se abbiamo poco tempo da dedicare alle piante, poco spazio per collezionarle, amiamo le piante esotiche strane, particolari e dalle forme e colori accattivanti ma con uno stile minimal, allora i Lithops sono le piante grasse che fanno al caso nostro.

Origini

I Lithops  sono originari dell’Africa meridionale. Tutte le specie conosciute, e non sono certo poche, provengono infatti, dalle vaste aree aride a sud del continente africano, dalla Namibia al Sud Africa, fino ad arrivare al confine con il Botswana e l’Angola, in zone dove non c’è molta acqua. 

Queste succulente furono scoperte nel 1811 dal botanico e ricercatore inglese William John Burchell. Esiste una storia particolare intorno a questa scoperta. Si narra infatti che, durante un suo viaggio lungo le aree desertiche dell’Africa meridionale, si sedette su una pietra per riposarsi e si accorse della presenza di sassolini colorati dalla forma insolita. Quando tentò di raccoglierne uno da terra, si rese conto che non si trattava affatto di una pietra, bensì di una pianta a lui sconosciuta che per forma e aspetto, differiva da tutte le altre piante note.

Passarono però circa cento anni prima che queste piante fossero classificate e inquadrate in un genere ben preciso. Ciò avvenne ad opera del botanico inglese Nicholas Edward Brown che creò il genere Lithops. La scelta del nome non è affatto casuale perché la parola Lithops deriva dal greco lithos (pietra) e opsis (aspetto), proprio per indicare la loro somiglianza con le pietre. In considerazione di ciò, oggi nel linguaggio comune, i Lithops vengono anche definiti sassi viventi.

Caratteristiche generali

I Lithops appartengono alla famiglia delle Aizoaceae. Sono il risultato di un lungo e stupefacente processo di selezione naturale durante il quale hanno sviluppato una grande capacità di adattamento per la sopravvivenza nel deserto. Capacità di adattamento che non è quella tipica delle altre piante grasse ma che si concretizza nel cosiddetto mimetismo vegetale. Cosa comporta in termini pratici?

Questo fenomeno è abbastanza conosciuto nel mondo animale come una strategia per allontanare i predatori. I camaleonti ne sono l’esempio per eccellenza. Ebbene questo accade anche nel mondo vegetale e i Lithops sono un ottimo esempio di questo fenomeno. Per non essere mangiate dagli animali, soprattutto nei periodi di siccità, hanno sviluppato nel tempo la capacità di fondersi con le formazioni rocciose tra le quali nascono assumendone il colore e la consistenza.

Mescolandosi tra le pietre che diventano il loro mezzo di protezione, non solo gli animali non le notano ma anche i ricercatori esperti hanno difficoltà a localizzarli. Infatti, pur essendo già un genere molto numeroso, comprendente decine di specie e per ogni specie, numerose varietà, è presumibile che esistano ancora Lithops sconosciuti. La specie più recente, il Lithops amicorum, è stato scoperto infatti solo nel 2006.

Il camuffamento è solo una delle strategie di sopravvivenza di queste piante. In molte delle zone in cui si trovano non potrebbero sopravvivere se non fosse per la loro capacità di immagazzinare acqua. Per accumularne la maggiore quantità possibile e limitare al massimo la dispersione idrica, nel corso della loro evoluzione, hanno perso sia il fusto che la maggior parte delle foglie limitandole al minimo indispensabile, ovvero due.

Queste due foglie sono unite tra di loro formando un cono rovesciato che è poi il corpo della pianta. La divisione delle due foglie si evince dalla fessura posta nella parte superiore. 

Non hanno uno stelo vero e proprio e infatti la radice a fittone si unisce bruscamente alla base delle foglie. Questa conformazione così paffuta e minimalista, consente loro di immagazzinare l’acqua necessaria per sopravvivere per mesi senza pioggia.

Un’altra strategia che queste piante usano per limitare la dispersione idrica e mantenersi in salute, consiste nel seppellirsi letteralmente nella sabbia. In questo modo, riescono a nascondersi e limitare al minimo l’esposizione ai raggi ultravioletti del sole. Meno calore e meno luce gli consentono di sopravvivere alle condizioni proibitive del deserto. Tutto ciò è possibile grazie alle radici contrattili che sono in grado di trascinare letteralmente la pianta nel terreno.

Ricapitolando, diciamo quindi che i Lithops sono piante succulente e molto longeve, esistono alcuni esemplari che pare abbiano almeno cento anni.

Sono piante nane e acauli perché completamente prive di fusto e anche dopo diversi anni, difficilmente superano il centimetro al di sopra del livello del terreno.

L’unica parte esposta e visibile della pianta è la superficie superiore delle foglie. Queste generalmente si presentano nei toni del crema, grigio, o marrone e le diverse specie si distinguono per la presenza di macchioline, linee, puntini e disegni molto attraenti. La funzione di questi disegni è semplicemente o possiamo dire, sorprendentemente, quella di rendere indistinguibili le piante dalle pietre creando un effetto ottico che mira ad eliminare la percezione dei contorni delle piantine.

I Lithops sono piante perenni perché ogni anno producono una nuova coppia di foglie dall’apice vegetativo, che si trova all’interno del corpo fogliare preesistente.  A differenza delle altre piante però, queste nuove foglie non andranno a sommarsi a quelle precedenti ma andranno a sostituirle, configurando il processo della muta. Durante la muta, che si verifica in piena stagione secca, le vecchie foglie alimentano con i loro liquidi quelle nascenti; come conseguenza, le prime si avvizziscono e seccano mentre le seconde crescono diventando turgide e succulente.

I Lithops presentano un’altra particolarità molto interessante. In alcuni periodi dell’anno, soprattutto quelli più caldi, le piantine, soprattutto in natura, possono essere parzialmente o completamente ricoperte dalla sabbia. Per far sì che i raggi del sole possano passare attraverso l’epidermide e raggiungere i tessuti fotosintetici che si trovano lungo le pareti laterali delle foglie che sono interrate, i Lithops sono muniti di  zone traslucide più o meno ampie, chiamate “finestre” che consentono proprio alla luce solare di filtrare e consentire quindi la fotosintesi.

Possiamo renderci conto noi stessi di questo fenomeno, provando a guardare i nostri Lithops in controluce o illuminandoli con una luce artificiale.

Per quanto riguarda infine l’apparato radicale, si compone di un fittone principale che rimane sempre, dal quale si originano numerosissimi peli radicali fibrosi e piuttosto sottili. Queste radichette di solito si seccano durante la stagione arida ma dato che hanno una capacità proliferativa molto rapida, si riproducono entro poche ore da quando ricevono acqua. Vuoi sapere quali sono le regole di coltivazione dei Lithops? Prova a dare un’occhiata a questo articolo “Come coltivare i Lithops”.

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