Adenium obesum: rinvaso e potatura
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Adenium obesum: rinvaso e potatura

Uno dei pregi principali di questa meravigliosa pianta grassa chiamata Adenium obesum è il suo enorme valore ornamentale. Molto spesso viene piantata in vaso. La sua crescita relativamente lenta, unitamente al suo tronco succulento, le foglie sottili e la splendida fioritura, la rendono adatta alla maggior parte degli stili di bonsai. Se trattata nel modo giusto, la Rosa del deserto può diventare un bonsai nell’arco di cinque anni.

Queste piante sviluppano delle radici contorte e irregolari che gli conferiscono delle forme molto interessanti. I rami, dal canto loro, possono essere addomesticati nelle forme e le punte, potate per incoraggiare la ramificazione.

Una volta portato a casa, possiamo trattare il nostro Adenium obesum in diversi modi. Possiamo inserirlo in un giardino roccioso o in un giardino xeriscaping, possiamo tenerlo in vaso, in terrazza o dentro casa, possiamo farne un bonsai o addirittura piantarlo capovolto per ottenere delle forme visivamente interessanti. Diverse sono le possibilità, ma per mantenerlo in salute, è necessario di tanto in tanto effettuare un rinvaso o potare all’occorrenza. Vediamo come intervenire.

Rinvaso

L’Adenium obesum è una pianta a crescita relativamente lenta. In genere il rinvaso si rende necessario quando le radici riempiono il contenitore e non c’è più spazio per la crescita. Questo evento potrebbe verificarsi ogni due o tre anni, ma anche ogni anno.

Se vogliamo mantenere la pianta entro certe dimensioni e non farla crescere troppo, possiamo rinvasare fino al raggiungimento della dimensione desiderata e poi smettere. Il poco spazio, nonché il poco terriccio a disposizione, ne rallenterà la crescita. Questo va bene quando vogliamo ottenere un bonsai dal nostro Adenium obesum.

Il momento migliore per il rinvaso è alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera, quando la pianta inizia la sua crescita attiva. Niente rinvasi invece in inverno quando la pianta è dormiente.

Il processo di rinvaso avviene attraverso diverse fasi, ognuna delle quali è fondamentale per una crescita sana e rigogliosa della pianta.

Scelta del vaso

La scelta del vaso deve tenere conto di quattro elementi:

  • Le dimensioni;
  • La forma;
  • Il materiale;
  • La presenza dei fori di drenaggio.

Per quanto riguarda le dimensioni, è bene non usare un vaso molto più grande di quello precedente perché, così facendo, incoraggeremmo la produzione di radici a scapito delle fioriture. È sufficiente che il nuovo contenitore dia uno spazio aggiuntivo alla massa radicale di circa 5 centimetri tutt’intorno.

La forma ha la sua importanza perché incide sulla struttura della pianta e soprattutto delle radici. Una ciotola poco profonda sarebbe la scelta ottimale. Infatti, i vasi bassi e larghi sono sicuramente da preferire a quelli alti e stretti. Questo perché, mentre i primi incoraggiano le radici a diffondersi offrendo una base più stabile alla pianta, i secondi indurranno le radici a sviluppare una forma allungata dandole invece meno stabilità. Il vaso lungo e stretto può andar bene per far partire una talea ma è bene spostare la piantina, in un contenitore basso e largo, in un momento successivo.

Per quanto riguarda il materiale, considerando che la Rosa del deserto è molto suscettibile al marciume, dovremmo fornirle un contenitore che impedisca, per quanto possibile, i ristagni d’acqua favorendo l’assorbimento dell’umidità in eccesso. Evitiamo quindi la plastica, che è un materiale che non traspira e non è resistente e potrebbe rompersi a causa della crescita robusta delle radici. Scegliamo preferibilmente la terracotta che è un materiale resistente e poroso. Valide alternative possono essere le fioriere in legno o meglio ancora i contenitori realizzati in hypertufa, un materiale leggero, resistente e poroso che ben si adatta allo scopo.

Infine, un’altra caratteristica imprescindibile per il vaso, è la presenza dei fori di drenaggio sul fondo. Questi sono necessari per far defluire l’acqua in eccesso ed evitare i pericolosi ristagni che possono provocare marciume radicale. Se usiamo mettere un piattino sotto il vaso, assicuriamoci di toglierlo dopo che l’acqua d’irrigazione è defluita.

Come rinvasare l’Adenium obesum

Sradicamento

La prima operazione da compiere è quella di sradicare la pianta dal vecchio contenitore. Per facilitare l’operazione è bene assicurarsi che il terreno sia completamente asciutto prima di rimuovere delicatamente la pianta dal vaso. Se le radici sono molto legate, tanto da non riuscire ad estrarre il panetto radicale, allora possiamo tagliare il vecchio vaso se è di plastica, oppure lo rompiamo se è d’argilla o terracotta.

Rimozione della terra dalle radici

Una volta che la pianta è stata estratta dal vaso, bisogna provvedere a liberare completamente le radici dal vecchio terreno, scuotendole e aiutandoci con delle pinzette e/o un pennellino. Per assicurarci che siano veramente pulite possiamo passarle sotto l’acqua.

Potatura delle piccole radici più sottili o danneggiate

Quando le radici saranno completamente esposte, andremo a potare quelle più sottili. Così facendo aiuteremo la pianta a convogliare tutte le energie su quelle più robuste e sane. Inoltre, andremo a tagliare via le radici morte, danneggiate o che iniziano a deteriorarsi o a marcire.

Applicazione del fungicida

Sulle radici ben pulite, dopo la potatura, è consigliabile l’applicazione di un buon prodotto fungicida. In questo modo le proteggiamo e scongiuriamo l’insorgenza di eventuali malattie.

Essiccazione all’ombra

Questa operazione è facoltativa e anche se può apparire un po’ bizzarra, delle volte è necessaria per facilitare l’attecchimento e lo sviluppo successivo delle piante rinvasate, soprattutto in quelle più giovani.

Essa precede il rinvaso vero e proprio e consiste nel lasciare appese all’ombra le piante per 5-7 giorni senza acqua o sostanze nutritive. Durante questo periodo di digiuno forzato, l’Adenium obesum inizia a sentire la forte esigenza di idratarsi e nutrirsi. Ecco quindi che, una volta messa a dimora inizierà subito ad  immagazzinare acqua e sostanze nutritive nel caudex per far fronte ad un altro eventuale periodo di digiuno.

In poco tempo il caudex diverrà bello grosso favorendo lo sviluppo della pianta. Inoltre è proprio durante il digiuno, quando la pianta si disidrata, che i suoi rami e le sue radici diventano morbidi e flessibili. Possiamo approfittarne per addomesticarli nella forma, con l’ausilio di fili di alluminio o di rame, se ad esempio vogliamo farne dei bonsai.

Rinvaso

Una volta compiute tutte le operazioni preliminari, possiamo riempire il nostro vaso con un substrato per cactacee o con il mix preparato come indicato qui. Prendiamo la nostra piantina e interriamola nel terriccio fresco avendo cura di interrare anche una parte del caudice se la pianta è giovane. Se invece, ha più di tre anni, possiamo lasciare in superficie tutto il caudex e anche una parte delle radici per donare alla pianta un aspetto più ornamentale. Lasciamola ambientare nel nuovo vaso per qualche giorno, dopodiché innaffiamo abbondantemente assicurandoci che l’acqua dreni completamente. Teniamo la pianta all’ombra per 3/5 giorni dopo il rinvaso.

Coltivare una pianta di Adenium obesum a testa in giù

Coltivare un Adenium obesum a testa in giù? Che diavoleria è mai questa? Mi sto inventando una castroneria? Posso assicurarvi di no. Girando qua e là in rete in cerca di informazioni su questa meravigliosa pianta, mi sono imbattuta in video e articoli di qualche coltivatore pazzerello che ha osato sfidare l’ordine naturale delle cose ottenendo anche un discreto successo.

Sembra infatti possibile, recuperare una pianta divenuta troppo disordinata o che è stata danneggiata da bruchi e insetti, rinvasandola al contrario. In questo modo si ottiene che le radici diventino rami e i rami diventino radici. In questo modo si da vita ad una pianta dall’aspetto nuovo e interessante soprattutto se posta in un vaso artistico.

Per creare un Adenium capovolto, bisogna potare i ramoscelli e lasciarne alcuni più lunghi per stimolarne la crescita. Prepariamo il contenitore per il rinvaso e adagiamo la pianta a testa in giù. Le radici più grosse grazie alla fotosintesi dovrebbero essere in grado di fornire energia alla pianta.

Bisogna prendersene cura allo stesso modo di un Adenium regolare. Se l’esperimento funziona, entro un paio di settimane, dovremmo essere in grado di vedere i primi germogli emergere dai lati della massa radicale. Otterremo così una pianta con foglie, fiori e una massa di radici scure dall’aspetto bizzarro da cui si originano radici aeree adattate per la fotosintesi.

Qualunque tipo di intervento volessimo effettuare sulla Rosa del deserto, è importante utilizzare sempre dei guanti perché ricordiamo che, in essa scorre una linfa altamente tossica. Inoltre, usiamo sempre strumenti da taglio debitamente disinfettati per impedire che la pianta si infetti.

Potatura

La potatura della Rosa del deserto, si rende necessaria per almeno quattro motivi:

  • donare una forma migliore alla pianta, aumentandone così il pregio estetico;
  • incoraggiare e incrementare la ramificazione;
  • favorire un aumento nella produzione di fiori;
  • rimuovere i rami indesiderati o malati.

Quando e come potare una pianta di Adenium obesum

Per mantenere la pianta fresca, vigorosa e ben curata è consigliabile attuare un programma di potatura regolare. Almeno una volta all’anno, nel periodo di crescita attiva, quindi parliamo della stagione primaverile, possiamo procedere con una buona potatura per tagliare via i rami morti o danneggiati. 

Possiamo anche dare un’aggiustatina alla forma della pianta tagliando i rami sparsi o troppo lunghi, per creare una certa simmetria nella forma. Sarebbe opportuno anche rimuovere i rami che sfregano o cozzano contro altri rami. Tagliamo appena sopra un nodo fogliare o dove il gambo si unisce ad un altro gambo, in modo da creare ramificazioni multiple.

Questi rami possiamo usarli poi come talee per creare nuove piante. Se vuoi sapere come si fa, leggi l’articolo “Propagazione e malattie dell’Adenium obesum”.

Se il nostro clima non ci consente di tenere la pianta all’esterno durante i mesi invernali, prima di portare la pianta in casa per l’inverno, potremmo procedere con una nuova potatura per eliminare la crescita eccessiva. In questo modo, il periodo di riposo sarà più efficace.

Evitiamo di potare in inverno, non ce ne sarebbe motivo, e inoltre la potatura invernale non  genera ramificazioni robuste.

In ogni caso, prima di potare munirsi sempre si guanti e sterilizzare gli strumenti di potatura con alcool denaturato o candeggina. Ripetere la sterilizzazione quando ci si sposta da una pianta all’altra. 

Credit: Daderot, CC0, via Wikimedia Commons;

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