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Mondo Grasse

Ibridazione delle piante grasse

Nonostante siano tali e tante le varietà di piante grasse a disposizione, noi grassofili appassionati non ne abbiamo mai abbastanza. Ci aggiriamo, mai appagati, nei meandri di fornitissimi vivai sempre alla ricerca di nuove forme, nuovi colori, fioriture sorprendenti e così via. Il mercato conosce bene la nostra  insaziabile voglia di portare a casa nuovi membri della famiglia. Proprio per questo, ci viene incontro creando continuamente nuovi ibridi di piante grasse. Il fenomeno dell’ibridazione ha raggiunto livelli tali che oggi si possono contare oltre trentamila specie tra cactus e succulente, molte delle quali sono ormai ben lontane, dal punto di vista dei caratteri, dai loro progenitori originari.

Che cos’è l’ibridazione

Come sappiamo, un individuo “eredita” tutte le sue principali caratteristiche dai genitori. Alla fine del 1800, lo studio dell’ereditarietà è diventato una vera e propria scienza ed il suo inizio viene fatto risalire alle opere dell’abate austriaco Gregor Mendel, che per lunghi anni passarono completamente inosservate.

Ereditarietà genetica piante grasse

Mendel ipotizzò che le caratteristiche di ogni individuo fossero determinate da coppie di “geni” e che di ognuna di queste coppie, un gene fosse di origine materna e l’altro di origine paterna. Per Mendel stesso, i geni erano delle entità misteriose: oggi sappiamo che sono dei tratti di quei lunghi filamenti che conosciamo come cromosomi.  Il numero dei cromosomi è sempre uguale in tutte le cellule degli organismi che appartengono alla stessa specie, ma può variare anche in misura considerevole da una specie all’altra. Se le coppie di geni ereditati contengono le stesse “istruzioni” perché provengono da cromosomi omologhi, allora essi avranno la stessa influenza nel determinare le caratteristiche della progenie. Se invece, le coppie di geni contengono istruzioni diverse, allora possono verificarsi due casi:

  • Entrambi i geni collaborano nel determinare la caratteristica, che sarà perciò intermedia fra le caratteristiche dei genitori;
  • Un gene è più forte dell’altro e riesce ad imporsi. Il gene più forte è detto dominante e l’altro recessivo.

Gli studi e le teorie di Mendel si basavano sui suoi esperimenti di ibridizzazione delle piante. Si trattava fondamentalmente di un processo che attraverso l’impollinazione artificiale e controllata tra due diverse specie di piante, portava alla creazione di una terza con caratteristiche nuove rispetto a quelle di partenza.

L’ibridazione naturale

L’ibridazione può essere un processo del tutto naturale. Esso avviene di solito tramite il sapiente lavoro degli insetti ma anche del vento o dell’acqua. L’ibridazione naturale è stata nel tempo il fattore basilare del fenomeno dell’evoluzione e in una certa misura della selezione naturale delle specie. Essa avviene tramite il processo di impollinazione a partire quindi da piante fiorite.

anatomia del fiore

Attraverso i fiori si realizza la cosiddetta riproduzione sessuata, in cui la nuova pianta ha origine dall’unione di particolari cellule dette gameti sia maschili che femminili. Per capire come avviene,  dobbiamo prima conoscere l’anatomia del fiore.

Come possiamo vedere nella figura sopra, convivono nello stesso fiore una parte maschile , lo stame e una parte femminile, il pistillo. Questi fiori sono detti ermafroditi e sono tipici della maggior parte delle angiosperme.

Gli stami sono formati da un filamento e da una antera contenente il polline. Il pistillo è invece costituito da tre parti: un rigonfiamento basale detto ovario, contenente gli ovuli che verranno poi fecondati, un prolungamento sottile detto stilo e un bottoncino superiore detto stigma.

Nella figura sotto possiamo vedere tutte le fasi dall’impollinazione alla produzione dei semi:

processo di impollinazione

Se guardiamo al mondo delle piante grasse, quasi tutte la cactacee producono fiori ermafroditi, così come anche la portulaca ecc. Vi sono però dei casi in cui, sulla stessa pianta convivono fiori maschili e fiori femminili. Queste piante sono dette monoiche e ne sono un esempio le Euphorbie, caratterizzate da questo fiore definito ciazio che è più che altro una infiorescenza costituita al centro da un unico fiore femminile, rappresentato da un peduncolo reggente un pistillo, e intorno da vari fiori maschili che formano uno stame.

Infine, c’è il caso in cui nella stessa specie esistono esemplari con fiori solo maschili ed esemplari con fiori solo femminili. Ciò significa che i gameti maschili e quelli femminili vengono prodotti su due piante diverse e per questa loro particolarità  vengono definite dioiche . Esempi di queste piante sono le Dasylirion,  la Dioscorea, la Xerosicyos danguyi, il Sedum rosea detto anche Rhodiola rosea ecc.

Qualunque sia il caso, il viaggio del polline da un fiore all’altro attraverso i mezzi che la natura mette a disposizione, può dare origine a piante con caratteri nuovi rispetto a quelle di partenza.

L’ibridazione artificiale

Quando questo processo avviene invece per opera dell’uomo abbiamo la cosiddetta ibridazione artificiale.

L’ibridazione artificiale può avvenire:

  • tra varietà diverse della stessa specie e in questo caso si parla di ibridazione intervarietale o intraspecifica. La nomenclatura della nuova pianta sarà così composta: genere specie var. madre x var. padre, in genere si usa sempre per primo il nome della pianta “madre” e poi quello della pianta “padre”. Le piante che ne vengono fuori sono esemplari che esaltano determinate caratteristiche delle piante di provenienza. In questo caso è più appropriato parlare di cultivar.
  • tra specie diverse dello stesso genere e in questo caso si parla di ibridazione interspecifica. La nomenclatura sarà data da: genere specie madre x specie padre. Appartengono a questa casistica, per esempio, la Echeveria “Perle von Nurnberg” che è un ibrido di Echeveria gibbiflora v. metallica ed Echeveria potosina

La Haworthia “Green Rose” nata dall’incrocio tra Haworthia truncata and Haworthia magnifica.

  • esiste infine una terza possibilità, quella di incrociare piante appartenenti a generi diversi, in questo caso si realizza la cosiddetta ibridazione intergenerica. La nomenclatura sarà data da: genere madre x genere padre. Ne sono un esempio la Ferobergia” nata dall’incrocio di due specie di cactacee: Ferocactus” e “Leuchtenbergia”

Oppure la Gasteraloe nata dall’incrocio tra un’Aloe e una Gasteria

E ce ne sono molte altre.

La differenza sostanziale tra questi tipi di ibridazione sta nella fecondità della progenie. Un ibrido intervarietale, ad esempio, è sempre fecondo. Un ibrido interspecifico invece, la maggior parte delle volte, non ha la capacità di riprodursi e lo stesso dicasi per un ibrido intergenerico che è normalmente sterile. Ciò dipende dalla differenza nella struttura cromosomica dei geni ereditati dai genitori che impedisce l’accoppiamento durante la fase della meiosi. Dal momento che questo processo non avviene, non si formano le cellule germinali.

Delle volte, questo ostacolo può essere superato ricorrendo alla riproduzione vegetativa dell’ibrido attraverso le talee anziché attraverso i semi che come abbiamo detto sono sterili.

Perché le piante grasse vengono ibridate?

ibridazione piante grasse

L’ibridazione è oggi un fenomeno massivo che risponde perlopiù alle esigenze di un mercato alla ricerca continua di nuovi esemplari di piante sempre più belle e vistose, con fiori più grandi e dalle colorazioni più intense e varie, che siano resistenti alle malattie e alle variazioni climatiche ecc.

Ne sono un esempio le Kalanchoe, dai cui ibridi sono stati ottenuti fiori doppi dai molteplici colori. Si è operato per prolungare la fioritura di piante come i cactus, noti per il fatto che i loro fiori si aprono solo per alcune ore e magari di notte. E che dire dei meravigliosi “Super Kabuto”, ibridi degli Astrophytum asterias, che sono molto più resistenti e adattabili dei loro genitori. Ci sono poi piante che producono frutti commestibili come le Opuntie che vengono ibridate proprio per aumentare e migliorare le qualità organolettiche dei frutti, nel gusto, nei colori, nella minor presenza e completa assenza di semi, per esempio. Altre piante vengono usate per scopi medicinali come l’Aloe solo per citarne una, e anche qui l’ibridazione è finalizzata a scopi ben precisi.

Da quanto sopra detto, si evince quindi che, gli ibridatori non incrociano a caso le piante ma studiano in maniera accurata i vari genotipi per  estrarre, migliorare e tramandare determinati caratteri. Il processo di selezione delle piante e di produzione degli ibridi può essere quindi lungo e laborioso e portare a numerosi fallimenti prima di raggiungere l’obiettivo.

Quali sono i problemi legati all’ibridazione?

piante grasse ibridate

La prima difficoltà quando si incrociano due piante che appartengano a varietà, specie o generi diversi con lo scopo di estrapolarne determinate caratteristiche, sta nel fatto che non si può mai prevedere il risultato finale di questo processo. Una volta raccolti i semi, verranno piantati e bisognerà aspettare non solo che germoglino ma che la piantina raggiunga una certa maturità, prima di poter verificare quali caratteri ha ereditato. Se i caratteri sono quelli auspicati… bene, l’incrocio è stato un successo, altrimenti bisognerà ritentare ancora e ancora e ciò richiederà molto tempo come si può ben immaginare.  

Negli ultimi tempi questo problema può essere facilmente risolto grazie all’ingegneria genetica. Facendo infatti ricorso alla cosiddetta tecnologia CRISP si andrebbe a riscrivere un tratto di DNA per ottenere quello che si vuole senza margine di errore e in tempi molto brevi. Ho riportato questa informazione per puro scopo divulgativo, ognuno ne tragga le proprie considerazioni!

Un altro problema che in realtà è più un vantaggio, sta nel fatto che la maggior parte degli ibridi sono sterili, cioè non producono semi fecondi e quindi possono riprodursi solo per talea. Questa evenienza ne preserva però le caratteristiche, considerando che una riproduzione sessuata contaminerebbe il DNA dell’ibrido facendo perdere alla prole le caratteristiche acquisite per cui tanto si è lavorato.

Una ulteriore difficoltà si può riscontrare nel fatto che le due specie che si vogliono incrociare potrebbero non fiorire nello stesso momento e ovviamente il polline non rimane vitale all’infinito, quindi potrebbe essere necessario creare le condizioni adatte per forzare la fioritura.

Un’ultima cosa a cui stare attenti, è quella di evitare che gli insetti facciano il loro mestiere di impollinatori sulla pianta già impollinata artificialmente, perché ciò potrebbe inficiarne il risultato.

Nel prossimo articolo, vi parlerò di come creare un ibrido di pianta grassa.

Credit: “Astrophytum flower” by Skolnik Collection is licensed under CC BY-NC-ND 2.0; “Echeveria elegans” by Mauricio Mercadante is licensed under CC BY-NC-SA 2.0; “Haworthia Green rose” by UglyPlantation is licensed under CC BY 2.0; “Echeveria gibbiflora ‘ Perle von Nürnberg ‘” by Dornenwolf is licensed under CC BY 2.0; “Haworthia Truncata” by srboisvert is licensed under CC BY 2.0; “Echeveria gibbiflora metalica” by Jardineiro.net is licensed under CC BY-NC-SA 2.0; Haworthia magnifica by Zruda is licensed under CC BY-NC-SA 2.0;

“紅洋丸Ferocactus fordii 在物流標到的,自己還滿喜歡他豔紅的刺,跟目前看起來的形態。下標前有點猶豫,查了一下資料,日文的居多,還有完整栽培記錄,超強大的!雖然老了看不太出來紅刺,開的花倒是非常豔麗。被歸類在強刺仙人掌,我想未來換盆的時候,被扎的哇哇叫一定免不了了…… #ferocactus #ferocactusfordii #紅洋丸 #仙人掌 #サボテン #cactus #cactaceae #succulent #succulents #plant #garden #re” by clowkero is licensed under CC BY-NC-ND 2.0; “Leuchtenbergia principis” by Blossfeldiana is licensed under CC BY-NC 2.0; “Aloe variegata” by Reggie1 is licensed under CC BY-NC 2.0; “gasteria cv. Little Warty” by Ezequiel Coelho is licensed under CC BY-NC-ND 2.0; “Gasteraloe ‘Green Ice'” by Reggie1 is licensed under CC BY-NC 2.0; “Echinopsis hybrid flower” by Skolnik Collection is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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